Si ringrazia per avere reso possibile la realizzazione grafica e l'elaborazione del materiale divulgativo di questo sito:
ElencoPuntato SELZ Foundation New York



5 agosto 2012

Villa Marittima

La villa marittima è un’invenzione tipicamente latina, che, da semplice luogo finalizzato alla gestione delle attività produttive dei proprietari terrieri, assume forme monumentali, divenendo residenze in cui l’aristocrazia romana poteva fare sfoggio di ricchezza e di lusso. 

 

Inoltre, con l’età imperiale si verifica una marginalizzazione delle parti produttive a favore dei luoghi per il passeggio e delle sale da pranzo, mentre diminuiscono le sale di rappresentanza, fatto che sottolinea il carattere prevalentemente privato che assume la villa marittima nel corso del III-IV secolo. Per quanto riguarda l’apparato decorativo, nei mosaici, prevalgono le decorazioni con immagini di otia e di svago, oppure di azioni domestiche, come la pesca e la caccia.

 

Sono ville in cui si ricerca la calma e il riposo, in opposizione a chi deve affrontare le burrasche del mare e, simbolicamente, della vita. L’acqua, utilizzata in ninfei e piscine, continua a svolgere un ruolo importante nella vita della villa marittima, che diviene un esclusivo luogo di ritiro, invece il mare, inizialmente in stretto dialogo con le architetture, diviene uno spettacolo da osservare da lontano.

 

 

 

 

 

 

 A1a

A1a) Foto aerea del sito archeologico della villa romana Pollio Felice presso Sorrento situata su un promontorio sul mare (tratta da meravigliaitaliana.it).

 A1b

 A1b) Ricostruzione con vista frontale e a volo d’uccello della villa dell’Odeon marittimo di Silin, presso Leptis Magna in Libia. Questa tipologia di villa marittima, dotata di un ampio porticato sul fronte, è particolarmente rappresentativa e si trova raffigurata in molti affreschi e mosaici, tra cui quelli di Piazza Armerina (disegno tratto da E. Salza Prina Ricotti, Le ville marittime di Silin (Leptis Magna), in Atti della pontificia accademia romana di archeologia. Rendiconti, 43(1970-71), p. 135-163).