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5 agosto 2012

Luigi Bernabò Brea

(Genova 1910 – Lipari 1999)

 

Considerato tra i massimi archeologi italiani della preistoria e non solo, studioso di fama internazionale, ha dedicato la sua vita ed i suoi studi alla ricerca prevalentemente  mirata ai contesti mediterranei ed in particolar modo  alla Sicilia. A Lui ed alla moglie, l’archeologa francese Madeleine Cavalier, si devono le straordinarie scoperte archeologiche dell’Arcipelago Eoliano, che hanno riportato alla luce, grazie alla loro azione sul campo protrattasi dal 1942 ai giorni nostri, millenni di storia. Con un riconoscimento senza precedenti, tributatogli dalle Istituzioni e dalla comunità scientifica internazionale, lo splendido Museo Regionale Archeologico Eoliano di Lipari, da Lui creato, a pochi mesi dalla sua scomparsa, è stato intitolato al suo nome. 

 

Bernabò Brea entrò a far parte dell’Amministrazione Belle Arti e Antichità dello Stato già nel 1938 e nel 1939 gli venne affidata la Soprintendenza alle Antichità della Liguria, appena costituita. Risalgono a questo periodo i suoi importanti scavi rivolti agli strati neolitici nella caverna delle Arene Candide di Finale Ligure. Furono ricerche che diedero importanti risultati scientifici e che Bernabò Brea non abbandonò mai, pur se la sede del suo impegno istituzionale restò sempre la Sicilia. 

 

Questa non fu una scelta personale ma un ordine governativo dovuto al timore, del regime fascista, che il nascente separatismo siciliano potesse trovare, nella borghesia colta e nella classe dirigente dell’Isola, una sponda per alleanze utili ad accelerare la conclusione della guerra e negoziare il futuro della Sicilia. In una notte Mussolini dispose il trasferimento di un’intera classe dirigente dal sud al nord e viceversa. Pertanto, era già il 1943, quando Bernabò Brea venne definitivamente chiamato nel ruolo di Soprintendente alle Antichità della Sicilia Orientale, ad occupare il posto che un tempo era stato del grande Paolo Orsi, nella sede di Siracusa. Da quella postazione di immensa responsabilità, nel pieno della tragedia conclusiva dell’ultima guerra mondiale, Bernabò Brea   si sarebbe avventurosamente districato nell’opera di protezione dell’immenso e straordinario patrimonio affidatogli, esposto, come questo fu su quel versante strategico della Sicilia, all’operazione Husky, 2 mesi e 9 giorni  in cui si contarono ben 330 attacchi aerei dei bombardieri che avrebbero aperto la strada alle truppe di liberazione anglo americane, rispettivamente guidate dai generali Sir Bernard Montgomery e G. Patton. 

 

Infine, dopo lo sbarco delle truppe anglo americane e l’armistizio di Cassibile, contate le vittime ed i danni,  Bernabò Brea affrontò le immense difficoltà di riportare alla vita ed alla fruizione il vasto patrimonio che gli era stato affidato, compreso il celebre Museo Archeologico di Palazzo Bellomo, a Siracusa che fu, tra i primi, in Italia, a riaprire le porte al pubblico suscitando l’ammirazione dello statista Alcide De Gasperi, in visita nella città disastrata.  

 

Dal dopoguerra in avanti Bernabò Brea avrebbe dedicato il resto della sua vita, sino a ben oltre l’età della pensione, alla ricerca ed allo studio, al recupero del patrimonio archeologico monumentale e museale di Siracusa e  di tutta l’area orientale della Sicilia, Arcipelago Eoliano compreso, affrontando, con  memorabile  tenacia e  decisione la difesa dei  territori di sua competenza, dall’aggressione della crescita edilizia e degli insediamenti industriali  che, a partire dagli anni ’60, dilagarono dissennatamente  ad oriente dell’Isola.

 

Già dal 1942 aveva intrapreso i primi studi sull’Arcipelago Eoliano interessandosi, contemporaneamente, alla ricerca archeologica in tutte le zone meno o mai esplorate dei territori di sua competenza. 

 

Dopo il pensionamento, nel 1973, poté dedicarsi totalmente ai suoi interessi scientifici nelle isole Eolie, dando un contributo fondamentale per la comprensione della storia dell’evoluzione umana in area mediterranea.  

 

L’archeologia fu per Bernabò Brea un’autentica vocazione, perseguita con appassionata tenacia solo  dopo aver conseguito una prima, brillante laurea in giurisprudenza, com’era consuetudine della sua aristocratica famiglia di giuristi e notai.  Questa passione divenne anche una missione che, per tutta la vita, l’avrebbe portato a dichiararsi un fedele servitore dello Stato, impegnandosi con tenacia non solo nella ricerca scientifica, ma nel compito, costante e continuo, di diffondere cultura e conoscenza. Autentico pioniere della musealizzazione  archeologica, con genialità e semplicità ha restituito la parola ai luoghi, alle pietre ed ai reperti  che oggi narrano ad adulti e bambini, ad esperti o profani, con identica efficacia, millenni di Storia. 

 

 

 

 

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Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier – 1996 -  Museo Regionale Archeologico Eoliano di Lipari (Foto di Giovanna Bongiorno).