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Progetto di Recupero e Restauro

 Il progetto di recupero funzionale e restauro della Villa Romana del Casale prende avvio nel 2003, allorquando l’Assessore Regionale dei Beni Culturali dell’epoca, on. le Fabio Granata, convoca una task-force, coordinata dal gen.le Roberto Conforti, già Comandante del Nucleo Tutela dei Carabinieri, per una ricognizione generale sui vari problemi riscontrati sulla Villa, dalla conservazione del complesso archeologico ai restauri dei mosaici, fino ai problemi della sicurezza del sito, oltre la sua valorizzazione.

 

Agli incontri tecnici partecipa anche il Centro del Restauro che viene chiamato per fornire una relazione generale sullo stato di conservazione del sito, sulla base delle pregresse e continue osservazioni e monitoraggi.

 

Vengono definiti alcuni indirizzi prioritari e viene dato incarico all’arch. Guido Meli, allora Direttore del Centro, di sviluppare una scheda tecnica-economica, secondo le disponibilità finanziarie del POR Sicilia 2000-2006 a quel tempo già avviato a regime, avvalendosi delle necessarie professionalità dello stesso Istituto e con il coinvolgimento degli Istituti di Ricerca e delle professionalità specifiche di supporto.

 

Da quel momento, nel Novembre del 2003, si avvia il complesso iter dello studio che si concretizza con un Progetto preliminare nell’Aprile del 2004. L’arrivo dell’ On.le Vittorio Sgarbi, nominato Alto Commissario della Villa dalla Giunta di Governo nell’estate di quell’anno, comporta un fermo dell’iter, poiché si apre il dibattito culturale sulle scelte progettuali con diverse posizioni e scelte tecniche e formali per la risoluzione dei problemi di conservazione della Villa. Ricorderanno tutti il dibattito sulla cupola, proposta da alcuni, che con il suo diametro di 140 metri ed un’altezza di 60 metri, avrebbe dovuto coprire l’intero sito archeologico. E poi ancora le posizioni sulla conservazione dell’intervento dell’arch. Franco Minissi, realizzato negli anni ’60, a protezione degli scavi e dei mosaici.

 

Soltanto nel Giugno del 2005, dopo un anno di dibattito sollevato sule varie questioni, l’Alto Commissario decide di avvalersi delle professionalità del Centro del Restauro, riaffidando all’arch. Meli il compito di redigere il progetto generale e a tal proposito emana le Linee Guida che dovranno servire da base, con indicazioni tecniche e culturali, per la redazione del Progetto.

 

Lo sviluppo del progetto assorbe quasi un anno, anche per i vari passaggi amministrativi e tecnici necessari alla sua approvazione ed infine, nell’ autunno del 2006, si celebra la gara per l’appalto che porterà ad iniziare i lavori, parzialmente e con urgenza già nel Febbraio del 2007 e successivamente alla consegna definitiva ed il concreto avvio del cantiere in tutte le sue parti nell’Ottobre dello stesso anno, con la firma del contratto con la ditta appaltatrice, il Consorzio Stabile O.B.C. di Firenze.

 

Le prime operazioni riguarderanno la messa in sicurezza dei mosaici, in condizione di avanzato degrado, tale da non poterci più camminare sopra, una fitta squadra di restauratori mette mano al prezioso pavimento musivo per recuperare la sua stabilità ed integrità, per poter permettere la realizzazione di tutte le successive operazioni.

 

Contemporaneamente prende l’avvio l’opera di drenaggio e regimentazione delle acque che, attraverso i canali attraversano la Villa o che imbibivano le murature perimetrali con le terre a contatto di queste.

 

Si è già operato lo scavo perimetrale alle murature della Villa, creando una barriera alle infiltrazioni dell’acqua con un sistema drenante e traspirante per la muratura.

 

Il problema principale della conservazione della Villa è infatti incentrato nel rapporto con l’acqua, sia in positivo per la rete di canali che la percorre, sia in negativo per tutte le conseguenze che la presenza dell’acqua comporta, sia acqua di falda sia acque di superficie che meteoriche.

 

La preesistente copertura risolveva, in parte, solo il problema delle acque meteoriche, con la costruzione di questo ombrello, la copertura in plastica e poi in parte in vetro progettata e realizzata dall’arch. Minissi, ma al contempo innescava altri problemi, in cui l’acqua proveniente dal sottosuolo aveva un ruolo determinante.

 

Quando venne dato l’incarico all’arch. Minissi di trovare una soluzione architettonica alla copertura della Villa ed alla sua fruizione, l’incarico era quello di proteggere il sito archeologico e di fornire soluzioni tecniche per la sua fruizione.

 

Minissi si adopera, con le conoscenze del suo tempo, per proteggere la Villa ed i mosaici dalle intemperie e progetta una copertura, sicuramente moderna ed innovativa a quel tempo, con l’uso dei montanti e capriate di ferro e adopera le lastre di plastica per coprire il tetto e richiudere il perimetro murario della Villa. Era quello il periodo dei materiali nuovi e la plastica era il materiale, duttile e versatile, adatto allo scopo. Minissi allora progetta una copertura che potesse evocare la terza dimensione , i volumi della Villa, anche questa una scelta innovativa, nel panorama delle coperture dei siti archeologici di quel periodo, poi compone le pareti esterne con lamelle di plastica, chiudendone il perimetro esterno, e inventa il sistema delle passerelle, realizzate sulle creste dei muri interni, rialzati a nuovo per l’occasione.

 

Sistema di sicuro effetto per la visita della Villa, permettendo di girare i vari ambienti e godere della vista dei mosaici dall’alto, senza doverli calpestare, in effetti nati per questo ma per limitato numero di fruitori e non certo per le centinaia di migliaia di visitatori che conta la Villa.

 

Purtroppo il sistema non ha retto a lungo, perché il sole cuoceva la plastica, specialmente le deboli lamelle perimetrali, poi divelte dal vento e l’acqua continuava ad entrare dal portico interno, lasciato aperto. Così l’arch. Minissi, chiamato più volte a risolvere i problemi lamentatati, sostituisce la plastica delle pareti laterali con lastre di vetro e con le stesse lastre chiude lo spazio del grande quadriportico. Tali trasformazioni, se ancora cercano di risolvere il problema delle acque meteoriche, di fatto trasformano la Villa in una enorme serra, complice il velario, anch’esso di plastica, realizzato nei vari ambienti per smorzare le ombre proiettate dalla copertura trasparente sui pavimenti, infatti il controsoffitto chiudendo lo spazio sottotetto, ha creato le condizioni per la formazione di un accumulatore termico, senza possibilità di fare sfiatare l’aria calda.

 

Insomma, si era venuta e creare una vera e propria “serra” freddissima d’inverno e soffocante d’estate, colma di umidità deleteria: si è arrivati persino all’esplosione di mini “vulcani” di vapore acqueo che facevano spaccare le tessere dei mosaici. Qui infatti ricompare l’acqua, cosa succedeva esattamente?

 

I mosaici sono posati su un supporto di malte molto resistenti a contatto diretto del terreno sottostante, altri mosaici, durante gli interventi degli anni ’60, come si usava all’epoca ed in parte ancora oggi, vennero staccati dal loro supporto originale poi ricollocato su lastre di cemento armato.

 

Sia dal sottostante suolo sia dai cementi, per micro capillarità di risalita veicolata dall’acqua, i sali, in particolare i solfati e cloruri, cristallizzavano sulle tessere in superficie, creando l’effetto sbiancante dei mosaici, l’umidità della notte lasciava una patina di acqua sui mosaici, prosciugata di giorno per le alte temperature che si raggiungevano all’interno.

 

Da qui le indicazioni fondamentali che la villa doveva essere sì riparata, ma anche conservata con coperture coibenti e opache. Punto fondamentale da cui è partito tutto il progetto.

 

Il nuovo atto di indirizzo si sposta quindi dalla protezione alla conservazione.

 

L’osservazione di tutti i degradi della Villa, attraverso le varie e intrecciate componenti, ha permesso di fornire una risposta globale ai problemi lamentati. Il progetto scaturisce, infatti, da tutte le indicazioni fornite dai vari tecnici specialisti, chimici, fisici, biologi, tecnologi che, in modo interdisciplinare, hanno contribuito alla risoluzione delle diverse situazioni di degrado.

 

L’intervento prevede il recupero dell’idea originaria del Minissi, cioè fa rivivere lo spirito del progetto, sostituendone i materiali, impiegati in origine per la protezione con altri più consoni alla conservazione.

 

In particolare viene interessato il sistema delle passerelle di visita, le coperture, la percezione dei rapporti luce-ombra all’interno della Villa, la ricerca dei materiali compatibili per la realizzazione della copertura e il restauro degli apparati musivi e degli intonaci dipinti.

 

Si prevede la sostituzione integrale del sistema di copertura con una nuova struttura e tegumento, aggiornata tecnologicamente. E’ previsto l’impiego di legno lamellare per le incavallature e il tavolato, privo di armature secondarie, trattato opportunamente per evitare problemi di degrado biologico ed assicurare la protezione dal fuoco. La copertura, coibentata, con tetto ventilato, per garantire una efficace barriera al calore, sarà rivestita da un tegumento sagomato in lamina di rame pre-ossidata, con effetto cangiante.

 

La struttura portante delle coperture sarà lasciata a vista, per agevolarne l’ispezione e la manutenzione.

 

Sono mantenuti i principi progettuali dell’intervento Minissi che consentono la leggibilità dell’articolazione degli ambienti e la salvaguardia dei muri storici. Per le strutture portanti verticali, si conferma la scelta di una struttura “autonoma” e reversibile che non interferisce con le murature storiche, realizzata con elementi strutturali in acciaio trattato contro la corrosione. Sarà adottata una logica costruttiva aggiornata tecnologicamente in relazione alle sollecitazioni indotte dal vento, ancorando al terreno di fondazione i montanti esterni.

 

Il progetto delle chiusure verticali dei muri d’ambito, prevede l’intervento sull’assetto di quelle attuali, innalzandone in modo significativo alcune quote, ove necessario. Una variazione più sensibile si rende necessaria, negli edifici della Palestra e delle Terme e, soprattutto, della Basilica.

 

Le chiusure verticali d’ambito propongono soluzioni capaci di restituire una corretta percezione dell’edificio nelle sue articolazioni volumetriche. L’attenta valutazione dell’efficacia delle attuali strutture ha indotto, all’adozione di una soluzione opaca, in grado di recuperare parte degli originari rapporti di luci, ombre e trasparenze. Cioè oltre la ricostituzione della gerarchia dei volumi, sarà recuperata una gerarchia delle luci e delle ombre dell’edificio, secondo la destinazione e l’uso degli ambienti, riproponendo per le finestre una schermatura con lastre di rame forate per una leggera diffusione della luce.

 

Si prevede l’utilizzo di pannelli di esiguo spessore, ancorati su strutture metalliche poste al di sopra dei muri di sacrificio, che saranno intonacati a mano con finiture diversificate, per grana e cromatismi.

 

Il progetto della luce prevede, per quanto attiene l’esterno, interventi a basso impatto percettivo e ridotto consumo energetico, una gamma diversificata di apparecchi illuminanti accompagnerà nella lettura dell’immediato intorno della Villa. Per l’interno si prevede un illuminamento naturale che protegge dalle radiazioni UV, limita il fenomeno sgradevole dell’abbagliamento e raggiunge un opportuno grado di opacità nelle parti superiori.

 

Il progetto tiene infine conto, nell’illuminazione sia naturale che artificiale degli ambienti, dell’apporto fornito dal materiale di copertura e sulla corretta percezione cromatica degli elementi che costituiscono la struttura. E’ previsto un sistema di illuminazione diversificato dei diversi ambienti e specificatamente dedicato ai tappeti musivi, e ad alcune decorazioni parietali, collocato inferiormente alle passerelle, una illuminazione artificiale serale, per le viste in notturna, che possa ricreare la lettura dei mosaici con un effetto a lucerna. Per la realizzazione di tale illuminazione si stanno ricercando le più innovative tecnologie sul mercato per garantire, con le opportune prove, la migliore resa cromatica dei mosaici

 

Le strutture portanti si appoggeranno in prevalenza alle murature di sacrificio realizzate sui brani murari storici. Per una corretta lettura dei modi di fruizione dell’opera sono stati ripensati i percorsi originari in relazione alla lettura delle superfici. Il progetto pone particolare attenzione al percorso definito dal sistema delle passerelle mantenendo una quota superiore a quella dell’originaria fruizione per raggiungere la quasi totalità degli ambienti, con una unica quota, si prevede così l’abbattimento delle barriere architettoniche, per una buona percentuale dei percorsi, definiti da un pannello opaco che prosegue idealmente il paramento murario, trattato superficialmente. coerentemente con la parte sottostante.

 

Per la pavimentazione delle passerelle è previsto l’uso di un grigliato metallico saturato con malte resinose, recuperando un’idea progettuale di Minissi non attuata si realizzerà un percorso a sbalzo sul peristilio, per ovviare al transito sui mosaici della grande caccia.

 

I criteri individuati per conservare le murature storiche escludono operazioni di forte impatto o utilizzo di materiali incompatibili con la loro integrità e si prevedono interventi localizzati di consolidamento strutturale.

 

Le scelte progettuali adottate hanno reso necessaria la realizzazione di integrazioni architettoniche in parti mancanti dell’edificio, che saranno realizzate secondo le indicazioni correnti con la Carta del Restauro.

 

Avendo ridefinito le gerarchie spaziali della Villa, si è già realizzato il tetto della Basilica, costruito con il sistema del tetto ventilato, è stato rialzato in modo da sovrastare, come era in origine, gli altri ambienti, recuperando l’antica volumetria, che è stata dedotta seguendo il criterio della proporzione metrica, applicata alle colonne sopravvissute e confortata da altri elementi architettonici presenti.

 

All’interno i visitatori potranno ammirare la struttura del soffitto a cassettoni, che allude ai soffitti generalmente in uso in tali ambienti, la copertura nella zona absidale centrale interamente in legno, che ricostituisce la memoria dell’originaria calotta absidale, ed il completo restauro del pavimento, in parte andato perduto, per le spoliazioni ed i dissesti, subiti dalla Villa fin dagli anni del suo abbandono (XII secolo).

 

Nella zona centrale della Villa, negli appartamenti nord, è possibile già vedere oggi la nuova struttura di copertura lignea, in fase avanzata dei lavori, con tetto ventilato, che sostituisce il vetro e la plastica della vecchia copertura, realizzata dal Minissi negli anni ’60, pur salvaguardandone lo “spirito” del progetto per la riconfigurazione dei volumi e della funzione degli ambienti originari.

 

Un progetto all’avanguardia che mira a ricreare le condizioni ambientali favorevoli alla conservazioni dei mosaici e degli intonaci dipinti, evocando al contempo la spazialità architettonica il più possibile simile a quella originaria; il perimetro della Villa – una volta completato il restauro – si presenterà rivestito da pannelli in schiuma minerale ecologici ed isolanti da pioggia e sole, elementi che fino ad ora, in egual misura hanno contribuito al degrado della Villa e al formarsi delle temerarie muffe e alghe che hanno rovinato i mosaici, insieme alla citata migrazione dei sali dal sottosuolo. Tale fenomeno è stato favorito anche dalle precedenti coperture in plastica e vetro,

 

Una particolarità riguarda un esperimento di archeobotanica in corso alla Villa del Casale: i ricercatori del Laboratorio di Palinologia e Paleobotanica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, hanno isolato al microscopio, durante gli scavi archeologici, pollini di piante ed essenze antichissime che una volta contornavano la Villa e che saranno riportate in vita, per ricreare un vero e proprio giardino della memoria.

 

Si prevede infine di realizzare un protocollo specifico di conservazione preventiva e fruizione sostenibile della villa e di manutenzione programmata del sistema di copertura e dell’impiantistica, abbandonando la logica del restauro come evento eccezionale e traumatico per sostituirla con una politica di prevenzione, da aggiornare in relazione alle innovazioni tecnologiche ed alle dinamiche di degrado dell’edificio e dei suoi apparati decorativi.

 

Il Lavoro dei Restauratori.

 

Si è effettuato il restauro conservativo delle decorazioni pavimentali e parietali, garantendo comunque un’operazione generalizzata di conservazione per arrestare o abbattere sensibilmente i processi di degrado. Le operazioni necessarie per la conduzione di restauro, sono supportate da tutte le analisi di laboratorio utili per un corretto intervento.

 

Per i tappeti musivi, per gli intonaci dipinti e per la statuaria sono stati predisposti specifici magisteri di esecuzione che contemplano la particolarità dei singoli casi e le differenti problematiche per 120 milioni di tessere, composte in circa 4000 metri quadrati di mosaici e marmi. La pulitura e il restauro dei mosaici sono stati condotti da tecnici e professionisti provenienti dalla realtà locale, da altre parti d’Italia e anche dall’estero, i restauratori si sono alternati in questi anni di lavoro sviluppando metodi e tecniche innovative. Una vera e propria clinica della salute di tessere e pavimenti, popolata da tecnici ed esperti in tuta bianca e casco di sicurezza: in un primo tempo sono stati rimossi strati di limo di decenni, muffe, alghe, batteri, funghi e sali; ripulite le tessere, danneggiate da materiali aggressivi di precedenti restauri (cere, incrostazioni, resine); distaccate piccole porzioni di mosaico per intervenire sui ferri, ormai arrugginiti, dei massetti di cemento; ripianati i vulcanelli e infiltrati nel terreno prodotti risananti, l’idrossido di bario che è stato iniettato, con aghi inseriti tra le tessere, attraverso centinaia di flaconi di flebo che ha permesso la bonifica da alcuni sali e, al substrato, di recuperare la propria solidità.

 

Si è passati poi al restauro vero e proprio, con l’uso tessere in malta incisa per i decori geometrici e base incolore neutra per il figurato, che ha permesso di recuperare la lettura di gran parte dei mosaici originari.

 

Alla Villa è stata usata, per la prima volta, una preziosa tecnica ricostruttiva delle lacune, realizzata in alcune parti del figurato di piccole dimensioni, con l’uso di malta incisa a scomposizione cromatica, secondo i colori dominati del contorno, mutuando tale tecnica dalla reintegrazione pittorica dei dipinti e degli affreschi.

 

Il trattamento finale è previsto con ossalato di ammonio, per consolidare e proteggere le superfici, oltre che rinvigorire l’originario cromatismo delle tessere lapidee.

 

I numeri della Villa del Casale

 

La dimensione delle tessere va da 4 a 6 mm: 36.000 per ogni metro quadro, un totale di 120 milioni di tessere musive su circa 4000 metri quadri di pavimentazione, dipinti murali, sculture, fontane, colonne, per quella che è la più straordinaria completa Villa Romana dell’area del Mediterraneo, visitata ogni anno da mezzo milione di persone.

• 4.103 mq. di superfici pavimentali musive ed in opus sectile

• dipinti murali policromi sul 70% dei 2.748 metri di murature storiche

• 4 edicole e 3 sculture marmoree

• 1 grande fontana al centro del grande peristilio e 7 fonti mosaicate

• 58 colonne in situ delle circa 100 che adornavano i vari ambienti

• 14 capitelli e 44 basi in marmo.

Sinora sono stati spesi circa sette milioni di euro, la metà della somma prevista per l’intervento al netto del ribasso d’asta, somme impiegate principalmente per il restauro dei mosaici e degli affreschi ed in parte per le coperture realizzate; il resto sarà impiegato, entro l’anno, per il completamento delle coperture, gli impianti, con un sistema di sicurezza all’avanguardia e la sistemazione a verde dell’area circostante.

 

Il cantiere di restauro è stato aperto nel 2007, la Villa del Casale sarà definitivamente completata e aperta nell’Autunno di quest’anno

Guido Meli

 

 

BOX

Il progetto di restauro, firmato dall’arch. Guido Meli che ha coordinato il gruppo di lavoro del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, è finanziato con le risorse liberate del POR Sicilia 2000/2006 – Misura 2.01 – Azione B, gestite dall’Alto Commissario per la Villa Romana del Casale, prof. Vittorio Sgarbi, che si avvale degli Uffici della Soprintendenza di Enna, Responsabile Unico del Procedimento è l’arch. Rosa Oliva.