Si ringrazia per avere reso possibile la realizzazione grafica e l'elaborazione del materiale divulgativo di questo sito:
ElencoPuntato SELZ Foundation New York



I Nuovi Scavi

SCAVI PRESSO SOPHIANA CAMPAGNA 2014

 

“Le indagini archeologiche condotte a Sofiana (Mazzarino-CL) dal 2009, da parte una missione italo-britannica, codiretta dai Proff. Gioacchino Francesco La Torre (Università di Messina) ed Emanuele Vaccaro (Cambridge University) in collaborazione con la Soprintendenza BBCC di Caltanissetta e, dal 2013, con il Museo della Villa del Casale di Piazza Armerina, ha finora ottenuto risultati di notevole significato scientifico per la storia del sito e dei suoi rapporti con la vicina Villa del Casale.

Sofiana, già nota per gli scavi pionieristici che vi aveva condotto nel 1954 e nel 1961 Dinu Adamesteanu, poi ripresi negli anni 80′ e 90′ del secolo scorso dalla Soprintendenza Archeologica di Agrigento, Enna e Caltanissetta prima e dalla Soprintendenza BBCC di Caltanissetta poi, alla luce delle più recenti acquisizioni si va delineando come uno dei siti chiave per la conoscenza della Sicilia interna durante il primo millennio dell’era cristiana.

Il sito nasce in epoca augustea, in seguito ad una programmazione di carattere urbano, in consequenza del riassetto politico-amministrativo ed economico della regione voluto da Ottaviano Augusto.  Gli scavi, vecchi e nuovi, le ricognizioni di superficie, le prospezioni geo-fisiche permettono di ricostruire una prima fase dell’insediamento dotata di un reticolo regolare di strade, di infrastrutture per il deflusso e lo smaltimento delle acque, di edifici pubblici (terme) e privati, sia di carattere residenziale (case) che di carattere commerciale (botteghe).  A Nord del nucleo identificato e scavato nell’area demaniale, al di là di un muro che delimita l’abitato, Adamesteanu aveva scoperto e scavato una necropoli con sepolture di II-III sec. d.C.

Questo abitato vive un periodo di un certo splendore, pur tra vicissitudini varie che i nostri scavi stanno definendo, e viene abbandonato a causa di una estesa distruzione databile alla fine del III sec. d.C., forse causata da uno o più eventi sismici, ai quali attribuire probabilmente anche la distruzione della villa romana al di sotto della Villa del Casale.

In epoca costantiniana, grosso modo contemporaneamente alla costruzione della grande Villa del Casale, l’abitato di Sofiana rinasce. Vengono costruite le terme scavate da Adamesteanu, con un orientamento divergente rispetto a quelli della fase di prima età imperiale, e lo spazio urbano si estende notevolmente verso Sud e Ovest.  I reperti di superficie mostrano come l’estensione di Sofiana abbia raggiunto nel IV sec. d.C. i 22 ettari, molto ragguardevole per gli standards dell’epoca.

L’abitato prospera in questo periodo; grazie alla sua ubicazione lungo la principale strada dell’epoca, la Catania-Agrigento degli Itinerari tardo-romani, vi affluiscono merci di importazione tanto dall’Africa settentrionale che dall’Oriente.  Questa situazione si protrae senza interruzioni apparenti almeno fino alla metà del VII sec.  L’abitato è circondato su tutti i lati da ricche necropoli e presenta una importante basilica cimiteriale al limite sud-occidentale, scoperta e scavata dall’Adamesteanu.

Ma la storia di Sofiana non finisce qui.  Durante i secoli VIII e IX l’abitato mostra ancora una notevole estensione, circondato come nel passato da nuclei rurali che documentano l’intenso sfruttamento del territorio per scopi agricoli e pastorali.  Di particolare interesse la scoperta e lo scavo di un nucleo produttivo suburbano: un laboratorio per la cottura del vasellame che ha restituito una notevolissima quantità di vasi e di scarti di produzione.  Il laboratorio, attivo tra VIII e IX sec., riforniva la città delle stoviglie necessarie agli usi domestici e alla conservazione dei prodotti.

Gli scavi del 2012-14 hanno restituito i resti di almeno due abitazioni coeve, di carattere monocellulare, realizzate con materiali poveri, dotate di spazi esterni e di un silos scavato nel terreno per la conservazione di ingenti quantità di derrate.

L’ultima fase di vita, documentata per una estensione ancora ragguardevole, interesse le fasi di vita araba e normanna. A tale periodo appartiene un grande edificio indagato tra 2012 e 2014 a Nord delle terme.

In conclusione, il sito presenta i caratteri di un insediamento urbano autonomo fin dalla sua origine in epoca augustea.  Da quel momento, seppur attraverso fasi di distruzione, vive ininterrottamente fino al XII-XIII secolo. Nei periodi di maggior splendore, tra IV e VI/VII, ma forse anche nella prima e media età imperiale e poi nell’alto medioevo, ha i caratteri di un centro organizzato, dotato di una élite con un elevato tenore di vita, aperto ai flussi commerciali mediterranei sebbene collocato in posizione interna.

Sembra riduttivo, pertanto, identificarlo con una semplice stazione di sosta lungo la via Catania-Agrigento o come un villaggio abitato dai coloni del grande latifondo facente capo alla Villa del Casale.”

 

G. Francesco La Torre

 

 

________________________________________________________

SCAVI PRESSO LE TERME SUD DELLA VILLA ROMANA DEL CASALE CAMPAGNA 2014

 

 Come ogni anno, a partire dal 2004, si è svolta anche nel 2014 la campagna di scavi nell’area a sud della Villa del Casale di Piazza Armerina, frutto della convenzione tra Parco Archeologico della Villa del Casale, Soprintendenza ai BBCCAA di Enna, Comune di Piazza Armerina, e CISEM, centro di studi interuniversitario con sede presso l’Università La Sapienza di Roma. Il sottoscritto, dell’Università La Sapienza, è il direttore scientifico degli scavi, curati sul campo dal prof. Paolo Barresi dell’Università Kore di Enna.

Dal 2008 gli scavi hanno portato alla scoperta di una fornace di XI-XII secolo e delle seconde terme della Villa, denominate “Terme Sud” (per distinguerle dalle “terme Ovest” già scoperte dal Gentili), in cui la fornace stessa era stata inserita: il rinvenimento nel 2012 del pavimento a mosaico del frigidarium con iscrizione musiva “Treptona bibas” ha costituito un importante risultato di questa serie di campagne, che ha coinciso con la celebrazione di un convegno internazionale a Piazza Armerina, organizzato dal CISEM, che ha fatto il punto sui risultati non solo dei nuovi scavi delle terme Sud ma anche dell’edilizia abitativa tardoantica, e di cui sono da poco usciti gli atti.

Nel 2014 si è svolta una nuova campagna di scavi presso le terme Sud, della durata di sei settimane, dal 18 agosto al 26 settembre, cui hanno partecipato studenti e laureati in archeologia di varie università, italiane e spagnole (Bologna, Catania, Palermo, Roma, Udine, Cadice, Siviglia), ospitati grazie alla collaborazione tra Museo Regionale della Villa del Casale e Comune di Piazza Armerina. Come l’anno scorso, l’Università Kore Enna ha partecipato con studenti del corso di laurea in Archeologia del Mediterraneo compiendo il loro tirocinio sul campo, sotto la direzione del prof. Paolo Barresi, responsabile sul campo dello scavo.

Le Terme Sud, probabilmente destinate a un’utenza di livello sociale meno alto rispetto a quella che frequentava le altre terme della villa, erano dotate ad est di una piccola palestra porticata (fig. 1) con fusti di colonna monolitici in marmo bigio venato: gli scavi di quest’anno hanno consentito di precisarne la pianta, con 4 colonne sui lati E-O (quelle del lato E su base leggermente più in alto rispetto agli altri lati) e 3 colonne sui lati N-S, ma anche di comprendere meglio le vicende successive al crollo del tetto, circa alla metà del V secolo d.C., quando in un angolo dell’area fu inserita una piccola fornace, e parte dei fusti furono riutilizzati in un muretto che si sovrapponeva ad uno strato alluvionale che aveva sepolto il crollo.

Altre novità provengono dallo scavo nel saggio IB, affidato alla dott.ssa Lourdes Giron Anguiozar (Università di Cadice), dove è continuata la ricerca dei limiti dell’estremità sud dei “magazzini” annessi alla Villa. Lo scavo è stato ampliato verso la zona sud-est, fino al saggio realizzato negli anni ’80 da E. De Miro, ripulito durante la missione del 2007, al fine di trovare una relazione sequenziale diretta con le strutture murarie dell’ala sud dei magazzini. Da quest’area provengono alcuni frammenti di dolia che confermano l’uso dell’area per la conservazione per derrate. Lo scavo all’interno del saggio ha poi mostrato che un’alluvione prodottasi in età medievale aveva tagliato gli strati di abbandono dell’edificio, risparmiando però la base rettangolare di un pilastro (fig. 2), di lato m 1,50, che si può interpretare come uno dei supporti che sostenevano la copertura lignea dell’ala sud dei magazzini. È stata poi documentata una sequenza di tre strati prima arrivare al livello di pavimentazione in cocciopesto dove il pilastro si inserisce, tra cui uno strato compatto marrone – grigiastro che include materiali diversi (tegole, scarsi frammenti ceramici, ossa) con tracce di carbone disperse. Si è poi accertato che il muro di chiusura sud formava un angolo con uno dei muri orientati N-S già localizzati, formando un angolo non esattamente retto.

Nella rimanente parte del settore IB, si è continuato a scavare il tratto di terreno compreso tra il muro sud dei magazzini e le terme sud, dove, già nelle due precedenti campagne, erano emersi capitelli marmorei di età imperiale inseriti come pietre di costruzione in un muro di rinforzo aggiunto sul lato nord delle terme, tra V e VI secolo: al capitello composito trovato nel 2012 e a quello ionico e corinzio, scoperti nel 2013, si sono aggiunti altri due capitelli ionici, uno dei quali (fig. 3) collocato al di sopra di un capitello corinzio dello stesso tipo di quello del 2013, e ancora un altro capitello corinzio. In totale dunque (per ora) 3 corinzi e 3 ionici, tutti di dimensioni simili (diametro inferiore del capitello attorno a cm 50), adatte a un fusto compatibile con quello delle colonne della palestra delle terme (alte m 3,50 circa), mentre il capitello composito, più grande, doveva essere relativo a un fusto di colonna alto tra 4 e 5 m.

Diverse novità vengono infine dal saggio II-W, a sud-ovest dell’edificio termale: una vaschetta rivestita di malta idraulica, cui si addossa una canaletta ad arco, relativa all’evacuazione delle acque delle terme, fu riutilizzata in epoca medievale come bacino di decantazione per l’argilla da utilizzare nella vicina fornace, come attesta un filtro rudimentale in frammenti di tegole. Ad est di quest’area, al di sotto di uno strato alluvionale (da interpretare come abbandono definitivo dell’area), si sono rinvenute due semplici sepolture: la prima di un infante, realizzata semplicemente facendo posto al corpo all’interno di un crollo più antico, e la seconda, in fossa terragna, distante meno di un metro dalla prima, di un individuo adulto di sesso femminile. I due corpi erano orientati in senso E-W, con testa ad W, deposti supini. Le ossa sono state rimosse e attualmente sono oggetto di studi archeoantropologici presso l’Università di Palermo.

Nel settore a ovest, si è poi trovato l’angolo nord del grande edificio medievale che chiudeva da questo lato l’area delle terme, e che si estendeva in senso N-S per almeno 12 metri: un altro muro, di cui è visibile la cresta, probabilmente formava con esso un angolo a sud, ma questo sarà accertato in una successiva campagna.

Dagli scavi di quest’anno emergono dunque importanti conferme per le interpretazioni finora proposte, ma anche interessanti premesse per un futuro lavoro di ricerca che potrà meglio chiarire diverse questioni ancora aperte sulla grande Villa tardoantica e il suo contesto storico e architettonico.

 

Patrizio Pensabene

 

_____________________________________________________

SCAVO ARCUS – 2013

                        

Le indagini archeologiche nell’area dell’abitato medievale ubicato a circa 200 mt a  Nord rispetto alla Villa del Casale hanno avuto luogo dalla primavera del 2013 per una durata complessiva di quattro mesi e mezzo. L’area indagata ricopre una superficie di circa 700 mq e si pone su un terreno avente una marcata pendenza verso il fiume. Lo scavo stratigrafico ha consentito di riportare in luce un ricco complesso di strutture murarie appartenenti ad un vasto settore residenziale del grande villaggio che nel medioevo si sviluppò sui resti della villa e, come dimostrato anche dalle più recenti indagini, anche nei terreni  circostanti, compresi i rilievi che delimitano ad Est il contesto.

Nelle sequenze stratigrafiche è stato possibile individuare due principali momenti edilizi, ciascuno dei quali avente caratteristiche definite:

il più antico è databile al periodo tardo-islamico (seconda metà del X secolo) e si caratterizza per una distribuzione su assi vagamente ortogonali di almeno quattro grandi unità abitative poste ai margini di una strada orientata in senso NNE-SSO. La casa meglio conservata rientra nello schema con corte interna a pianta quadrangolare, attorno alla quale ruota una serie di vani residenziali. In un angolo del cortile, pavimentato con lastre calcaree, è ubicata una scala in pietra che riparava un focolare domestico destinato alla preparazione dei cibi. Nell’ultimo periodo d’uso della casa, l’angolo orientale del cortile è occupato da un altro forno destinato alla cottura della cannamele, il dolcificante estratto dalle canne da zucchero che con ogni probabilità venivano coltivate lungo i margini del vicino fiume. Le strutture murarie sono realizzate con pietrame informe nella parte basamentale, misto a terra di natura argillosa. Questo modello abitativo incentrato sulla corte interna è mutuato da analoghi contesti residenziali nordafricani, area cui rimandano anche i numerosi reperti d’importazione. La strada su cui si aprono gli ingressi delle case è larga in media mt 2,70 ed è costituita da più livelli di ciottoli e frammenti laterizi costipati insieme ad argilla, con una tecnica derivante dalla strata glareata di tradizione romana.

Questa fase abitativa  cessa intorno alla metà dell’XI secolo, periodo a partire dal quale inizia un abbandono quasi totale dell’area. L’uso residenziale lascia così spazio ad un utilizzo sporadico di tipo funerario, come dimostrano due sepolture di rito islamico, un adulto ed un infante.

Il secondo rilevante momento edilizio si sviluppa a partire dalla metà dell’XI secolo, con la rioccupazione dell’area per usi residenziali. Questa volta, ad una quota leggermente superiore, gli orientamenti delle strutture murarie sono ruotati di circa 30 gradi rispetto alla griglia più antica, pur mantenendo uno schema incentrato su assi ortogonali. A questa fase appartengono un grande vano rettangolare munito di banchina ed un residuo di edificio dotato di forno domestico. Il primo vano è associato ad un residuo di corte pavimentata in terra battuta che si apre verso uno spazio di transito che da Est conduceva direttamente al fiume. Questa fase abitativa è in uso sino alla fine del XII secolo.

Questo esteso insediamento medievale, in tutte le sue fasi di vita, doveva avere anche un’area artigianale probabilmente ubicata a ridosso del fiume, essendosi rinvenuti numerosi residui  e scarti di fornaci destinate alla produzione di vasellame e di tegole.

Carmela Bonanno

 

 

 

____________________________________________________

GLI SCAVI PRESSO LA VILLA ROMANA DEL CASALE – 2012

 

Nel nono anno di indagini archeologiche della Sapienza Università di Roma presso la Villa romana del Casale di Piazza Armerina, si registrano nuove scoperte nell’edificio termale (“terme sud”) di età tardo antica, riutilizzato in età islamica come quartiere artigianale, che era sorto a sud dei magazzini della villa per affiancare le “terme nord” già note da tempo; gli scavi dell’anno passato avevano già chiarito come tali terme, grandi all’incirca come le “terme nord”, fossero costituite da un ampio vano rettangolare munito a nord di vasca absidata rivestita internamente di mosaico, e da un settore sud, in origine pavimentato a mosaico di cui si conserva solo un breve tratto, formato da due vani riscaldati mediante suspensurae e tubuli quadrati, più una vasca absidata sul lato sud, di dimensioni vicine a quelle dell’altra a nord.

Le novità di quest’anno riguardano soprattutto il grande vano a nord, che si rivela come il frigidarium delle terme: lo scavo ne ha rivelato il pavimento a mosaico, decorato da un bordo con motivi a scacchiera e a nastro policromo, che circondava un tappeto costituito da quadrati di cinque colori (bianco, grigio, verde, nero, rosso), da confrontare col pavimento del portico ovoidale della Villa. Altri due mosaici decoravano due vani minori: uno ad ovest della vasca nord, con motivo geometrico basato sull’intreccio di due quadrati, e uno in un settore a sud del vano, delimitato da un muretto, che mostrava entro una cornice di forma quadrata due calzari con infradito, una tipologia di mosaico questa, ampiamente diffusa nelle terme romane di età imperiale.

Si è poi notato che circa al centro del pavimento, ma vicino alla vasca nord, sul pavimento era stata inserita un’iscrizione musiva in tessere bianche su campo quadrato rosso: “Treptona bibas”, da interpretare come un’acclamazione (“bibas” per “vivas”, ossia “che tu viva”) rivolta a una donna di nome Treptona. Il mosaico mostra anche evidenti segni di restauri antichi, sia nella bordura che nel tappeto musivo, mentre dopo il cedimento del terreno sotto il mosaico, che aveva causato lo sprofondamento della parte centrale del pavimento, era stato inserito al centro del vano un filare di blocchi, collegato ad un restringimento della vasca nord, ed erano state scavate due canalette nel mosaico, segno che ormai il vano aveva perduto la sua funzione termale originaria. Un tesoretto di monete dell’età di Costanzo II (337-361 d.C.) potrebbe attestare una ricostruzione del grande frigidarium verso la metà del IV secolo.

Nel settore ad est delle terme, dove alcuni lavori di regolarizzazione dei margini dello scavo avevano rivelato, nel giugno scorso, la presenza di tre colonne monolitiche in marmo bigio venato, una delle quali crollata sopra la sua base in situ, ci si è limitati a sistemare il saggio, in attesa di un ulteriore allargamento; si è potuto così comunque chiarire che la base della colonna poggia sopra una preparazione in opera cementizia nella quale sono ricavate due canalette parallele. Rimane ancora da definire il carattere di quest’area, che potrebbe però far pensare ad un ingresso monumentale alla Villa.

Sono stati poi individuati altri due capitelli marmorei di età imperiale, uno ionico e uno corinzio: erano reimpiegati nel muro aggiunto tra V e VI secolo sul lato nord, quando l’edificio non era più in uso come terme, nel quale era stato riadattato il capitello composito di II secolo già trovato l’anno scorso, che però è di dimensioni lievemente maggiori.

I lavori sono stati diretti da Patrizio Pensabene, professore di Archeologia Classica alla Sapienza Università di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza di Enna e il Parco Archeologico della Villa del Casale, diretto dall’Arch. Guido Meli. Lo scavo è stato principalmente realizzato dagli studenti dell’Università di Roma La Sapienza, del Corso di laurea in Archeologia del Mediterraneo dell’Università Kore di Enna, e di varie Università spagnole (Siviglia, Tarragona, Madrid, Cadice), che hanno usufruito di vitto e alloggio offerti dal Comune di Piazza Armerina, oltre a giovani archeologi collaboratori, che durante l’anno continueranno lo studio sui reperti ceramici recuperati.

Tali scoperte, da completare in futuro con un allargamento in direzione della Villa, continuano a porre difficili questioni di conservazione, per i quali occorrerà trovare fondi adeguati, ma consentono di guardare con fiducia alle prospettive di ricerca.

 

 

 DSC_0436dsc_0422

  DSC_0454 DSC_0464

________________________________________________________________

GLI SCAVI PRESSO LA VILLA ROMANA DEL CASALE – 2011

 

Sono proseguite per l’ottavo anno consecutivo le indagini archeologiche presso la Villa romana del Casale di Piazza Armerina, sotto la direzione di Patrizio Pensabene, professore di Archeologia Classica alla Sapienza – Università di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza di Enna (Arch. Fulvia Caffo e dott.ssa Carmela Bonanno) e il Parco Archeologico della Villa del Casale, diretto dall’Arch. Guido Meli. Oltre agli studenti di Roma, hanno partecipato anche docenti (Paolo Barresi e Daniela Patti) e studenti del Corso di laurea in Archeologia del Mediterraneo dell’Università Kore di Enna, oltre a numerosi studenti di archeologia, storia e architettura di varie Università spagnole (Siviglia, Tarragona, Barcellona, Cadice), e giovani archeologi collaboratori; tutti hanno usufruito di vitto e alloggio offerti dal Comune di Piazza Armerina. E’ proseguita anche la collaborazione con il cantiere di restauro della Villa sotto la direzione di Guido Meli.

 

Le ricerche, iniziate nel 2004 con la scoperta di un ampio abitato medievale, databile tra X e XII secolo, erano continuate dopo il 2005 nella zona ad ovest, in direzione del fiume Gela, scoprendo un quartiere artigianale di XI-XII secolo (come attestano resti di fosse e scarti di fornace). A partire dal 2008, il ritrovamento di un ambiente absidato di età tardo antica (IV-V secolo d.C.), ma coperto da strati di frequentazione posteriore databili ad età arabo-normanna, aveva consentito di accertare la presenza di edifici contemporanei alla Villa, anche in questo settore che fino ad allora aveva restituito solo presenze di età medievale. Nella campagna del 2009 l’edificio si era rivelato un piccolo ambiente termale, munito di tubuli per il riscaldamento all’interno delle pareti, con rivestimento di intonaco idraulico, probabilmente destinato ad un pubblico socialmente meno elevato delle fastose terme presso la Villa, mentre poco a nord veniva scoperta un’altra struttura absidata, rivestita all’interno di mosaico, meglio indagata durante il 2010.

 

Nella campagna del 2011 si sono potuti pulire approfonditamente i resti emersi fino a questo punto, mettendo così in parte allo scoperto l’intonaco dipinto che rivestiva esternamente il lato nord dell’edificio termale, e individuando una fornace medievale per ceramica, inserita all’interno dei vani termali, alla quale si deve attribuire la grande quantità di scarti ceramici trovati tra 2008 e 2009, e che si spera di poter scavare compiutamente l’anno prossimo. Inoltre è stata liberata dal calcare, incrostatosi durante il suo uso, l’abside rivestita di mosaico, consentendo di apprezzare la fascia decorativa policroma con motivo a onde (di una tipologia simile ad alcuni bordi decorati visibili in mosaici della Villa), che separava la zona inferiore, rivestita di tessere bianche, dalla calotta absidale. Di tale decorazione sulla calotta restano solo alcuni frustuli, sufficienti però a capire che doveva essere raffigurata una scena acquatica.

 

L’esplorazione del pavimento dell’edificio termale ha poi portato alla scoperta di un tratto di mosaico pavimentale, in parte danneggiato da fasi costruttive posteriori: si tratta di un motivo a treccia semplice, utilizzato come bordura, che trova confronti nella treccia di colore rosso usata nella stella ottagonale del pavimento sotto le “palestrite”, nella Villa. Sembra dunque che nell’area davanti all’ingresso della grande dimora tardo antica vi fosse un edificio termale con pavimento a mosaico, da collegare all’abside con rivestimento musivo, che fu ampiamente ristrutturato e restaurato in almeno due fasi, forse tra V e VI secolo.

 

Tra le rilevanti scoperte di quest’anno si può citare anche il rinvenimento dell’angolo Sud-Est della grande struttura formata da due grandi vani rettangolari, più un ambiente minore intermedio, disposta sul lato ovest del muro di recinto del grande piazzale che precedeva l’arco d’ingresso alla Villa del Casale, solo parzialmente scavata da E. De Miro tra 1983 e 1988, che era destinata probabilmente a deposito di derrate alimentari.

 

La vicinanza e l’allineamento tra questo angolo di muro, certamente pertinente al grande complesso tardo antico, e le strutture scoperte in questi ultimi anni negli scavi dell’Università La Sapienza di Roma, fanno ritenere certo il loro collegamento con la Villa, consentendo così di arricchire la conoscenza del contesto in cui si poneva il grande edificio di IV secolo, fino ad ora troppo isolato.

 

Sono stati trovati infine diversi elementi architettonici: due capitelli marmorei di età imperiale, uno composito e uno ionico, e un fusto di colonna in marmo, tutti fuori contesto: il primo reimpiegato in un muro medievale, l’altro trascinato da uno strato alluvionale, come anche il fusto monolitico. Questi elementi, assieme ad un altro grande capitello ionico frammentario rinvenuto lo scorso anno in un muro a secco di età postmedievale, indicano che nell’area ancora da scavare, in direzione est, vi potrebbero essere resti monumentali relativi ad una strada di accesso al grande edificio di IV secolo, distrutti forse da un’alluvione in periodo successivo all’abbandono della Villa.

 

Questi nuovi ritrovamenti fanno ben sperare per il futuro della ricerca archeologica nell’area della Villa, ma allo stesso tempo pongono delicati problemi di conservazione, che si spera potranno essere risolti entro breve tempo.

 

Prof. Patrizio Pensabene

Dr. Paolo Barresi