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IV Secolo

L’età d’oro: la villa tardoantica

È il periodo di massimo sviluppo della residenza, la quale si arricchisce di un imponente apparato decorativo e di fastosi ambienti di rappresentanza e di una grande struttura termale aperta al pubblico.

 

Le ipotesi di datazione della villa tardoantica oscillano tra la fine del III secolo e la fine del IV secolo, ma è prevalente l’opinione che si tratti di un edificio creato nella prima metà del IV secolo. La maggior parte degli studiosi ritiene che la villa e la sua decorazione siano state realizzate in un’unica fase, ma la definizione di una data è varia poiché prende le mosse da differenti punti di vista. Ad esempio, storici dell’arte che hanno indagato lo stile dei mosaici hanno datato la loro stesura al 320-360 [1]; invece, chi ha ritenuto che la villa sia stata commissionata dall’imperatore Massimiano [2] o dal figlio Massenzio [3], pone una datazione tra il 290 e il 312.

 

Vi è anche un fatto storico rilevante trasmesso dalle fonti, ossia una serie di terremoti avvenuti in Sicilia tra il 362 e il 365 d.C. che possono avere interessato anche la villa del Casale, danneggiandola, comportando interventi di ristrutturazione, o forse di intera riedificazione.

 

Un elemento molto interessante per la datazione è l’obelisco raffigurato nella scena del circo del mosaico della palestra. Esso riproduce il Circo Massimo di Roma, nel quale l’imperatore Augusto, nel 10 d.C., sceglie di  collocare un obelisco proveniente dall’Egitto. Esso, innalzato al centro della spina, viene trasferito verso la curva nel 327 per fare spazio ad un altro obelisco più grande, che giunge a Roma solo trent’anni dopo ad opera di Costanzo II.  Nel mosaico di Piazza Armerina ne è raffigurato solo uno, decentrato: sembra di potere osservare il momento dello spostamento del primo obelisco, che pone l’esecuzione dell’opera tra il 327 e il 357 d.C..

 

Alcuni studiosi ritengono che la villa sia stata costruita in più fasi, tendenzialmente ravvicinate e frutto della stessa concezione architettonica; questo aiuterebbe a spiegare l’originalità della conformazione della struttura. In particolare è oggetto di attenzione il peristilio ovoidale a sud della residenza, che risulta una struttura “in più” e fuori asse rispetto al centrale peristilio quadrangolare. Il ritrovamento di una moneta dell’imperatore Costanzo II (355-361 d.C.) nelle fondazioni delle mura ovest del peristilio ovoidale [4] e lo studio delle architetture intrapreso dal Gullini [5] supportano l’ipotesi recentemente proposta dal Guido Meli di una successione di tre fasi edilizie.

 

La prima fase della villa tardo antica è costituita dal peristilio quadrangolare e dagli ambienti che coerentemente si affacciano su di esso. Ad esso viene aggiunto l’impianto termale, ad uso privato, che assume una direzione nord-ovest poiché è rivolto verso il fiume Gela che scorre perpendicolarmente al suo asse. Successivamente la residenza viene ad assumere un carattere pubblico: le terme vengono dotate di un nuovo ingresso dall’esterno e di una grande latrina e viene realizzato un grande ingresso monumentale, che sorge fuori asse rispetto al peristilio quadrangolare, ma è perfettamente in asse con il nuovo ingresso alle terme e si compone con una geometria regolare con il portico ovoidale e la grande sala triabsidata. Quest’ultima, utilizzata come luogo di intrattenimento e soggiorno per ospiti di riguardo, va a sostituire le due sale di rappresentanza del peristilio quadrangolare (la “sala della piccola caccia” e la “diaeta di Orfeo”). Probabilmente in questa terza fase viene anche ampliata la basilica, che viene ornata da splendidi marmi. Tutto ciò lascia intuire che la Villa, nel corso del IV secolo, abbia assunto un ruolo particolarmente importante, in rapporto alla statura del committente.

 

 

[1] Bianchi Bandinelli 2002.

[2] Gentili 1999.

[3] Kähler 1969.

[4] De Miro 1984, p. 73.

[5] Gullini 1984.

 obelisco

Particolare dell’obelisco nel mosaico della palestra

 Pianta

 

Pianta della villa con strutture aggiunte nella terza fase secondo nuovi assi di simmetria, ipotesi di Guido Meli