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Linee Guida per la Progettazione

Di fronte allo stato dei mosaici pavimentali e degli intonaci di Piazza Armerina, la programmazione degli interventi non può che rispondere a un dovere di memoria: la conservazione e la tutela degli straordinari apparati decorativi della Villa.

 

In questa prospettiva va’ vista la protezione dei piani pavimentali dagli agenti atmosferici: in questo senso il rifacimento della copertura attuale che presenta ormai diffusi problemi d’infiltrazione è parte integrante della strategia di salvaguardia dei mosaici e non può essere procrastinata ad un’altra fase dei lavori; è evidente tuttavia come il problema della copertura sia indissolubilmente legato alla leggibilità architettonica del complesso e come pertanto la sua soluzione implichi scelte di natura architettonica e museografica.
L’intervento di restauro della Villa del Casale ha in primo luogo il dovere di migliorare in maniera sostanziale le condizioni dei mosaici sia ai fini della loro conservazione per il futuro che della loro leggibilità complessiva.
Il progetto dovrà pertanto analizzare le cause di degrado in atto e valutare la necessità di interventi all’intorno (irregimentazione delle acque?) capaci di eliminare o ridurre i fenomeni di deterioramento; allo stesso tempo dovrà definire le modalità tecniche sia per il consolidamento delle porzioni sollevate che per il fissaggio delle tessere distaccate; i criteri per le eventuali integrazioni; i sistemi di pulitura.
Non è da prevedersi, invece, il distacco delle parti ricollocate su massetto di cemento, operazione questa assai invasiva e, allo stato attuale delle conoscenze, non necessaria. (La presenza di un sottofondo di cemento non sembra, almeno nella prospettiva di una rapida eliminazione delle fonti di umidità, costituire una causa di degrado. )

 

Particolare attenzione dovrà infine essere dedicata ad alcuni problemi specifici, come ad esempio il pavimento in opus sectile della basilica il cui restauro presuppone la scelta di come trattare le vistose differenze di quota ingeneratesi sul piano di calpestio.
Più complesso appare, nel suo insieme, il problema della copertura. Il suo rifacimento deve infatti affrontare, in modo semplice ed elegante, questioni estetiche, di efficacia conservativa e di funzionalità museografica.
Il sistema di copertura attuale, progettato dall’architetto Minissi oltre cinquant’anni orsono, costituisce forse il primo esempio di protezione di uno scavo con un materiale moderno utilizzato per evocare la forma pristina della struttura architettonica. Rappresenta in un certo senso il tentativo di realizzare il massimo distacco dai materiali dell’architettura antica {plastica trasparente e vetro) e la massima aderenza alla spazialità originaria (riproposizione dei volumi perduti); in questo senso si inserisce a pieno titolo nella storia degli interventi di copertura dei siti archeologici apertasi all’inizio del secolo con la grande tettoia metallica di Casagrande in Arizona.
E’ palese tuttavia come tale copertura sia oramai molto deteriorata:col tempo, la plastica impiegata in sommità è fortemente ingiallita, i sormonti delle “tegole” si sono completamente anneriti, gli elementi metallici mostrano diffusi fenomeni di ossidazione.
Occorre però anche riconoscere che, indipendentemente dal suo naturale deterioramento la Copertura progettata da Minissi non riesce ad evocare in modo significativo la volumetria originaria che risulta anzi scarsamente leggibile sia dall’esterno che dall’interno. Essa costituire un elemento di fortissimo disturbo nel peristilio, dove la quota è vistosamente difforme dall’originale (la copertura poggia direttamente sui capitelli senza lo spazio per la trabeazione) e dove l’ aggiunta di una scossalina in vetroresina siliconata alla pietra “taglia” le colonne separando lo stilobate dal fusto; è visivamente di disturbo laddove prosegue murature curvilinee vetrate piane; e comporta una quantità di elementi strutturali disomogenei che conferiscono un aspetto estetico complessivo confuso e insoddisfacente.
Da un punto di vista .museografico infine, la trasparenza della copertura induce condizioni di luminosità che appiattiscono i mosaici sfocandone il colore e rendendo !a loro osservazione disagevole e faticosa; dopo la rimozione del controsoffitto traslucido, inoltre, le ombre della struttura soprastante che si proiettano sul piano pavimentale generano chiaroscuri che interferiscono pesantemente con le forme e i colori della decorazione musiva .
Dopo una lunga riflessione durante la quale sono state prese in considerazione le alternative più diverse – da quella di una copertura indipendente dalle strutture antiche a quella di una ricostruzione ad identicum della Villa – si è giunti alla conclusione che:

  • La soluzione a copertura unica, posta al di sopra dei resti archeologici e fondata all’esterno del perimetro della Villa sia impraticabile,
  • La ricostruzione di tutti i muri perimetrali ad imitazione dell’originale toglierebbe la possibilità di utilizzare lo spessore dei muri per la sistemazione del percorso di visita.
  • La riproposizione delle coperture a scala architettonica, ambiente per ambiente, minimizza i rischi e rende parzialmente indipendenti i lotti di lavorazione con tutti i vantaggi che da ciò possono derivare m un cantiere di cosi ampio respiro.

E’ quindi parso ragionevole immaginare una soluzione che recuperi le due idee centrali; del progetto di Minissi – passerelle di visita sul colmo dei muri e riproposizione dei volumi architettonici antichi – modificandone il sistema di chiusura sia in copertura che nelle pareti. In questo senso il nuovo progetto può essere considerato una rivisitazione del progetto Minissi in cui, l’anima della sistemazione attuale si reincarna in un nuovo corpo architettonico.
Il nuovo progetto partirà dunque dall’aspetto forse più interessante del progetto di Minissi – la soluzione data al problema della fruizione dei mosaici, col rialzo dei muri superstiti e la sistemazione di passerelle per il percorso di visita – che si ritiene irrinunciabile per una corretta e rispettosa musealizzazione della villa.
A questo schema dovrà adeguarsi il progetto per la nuova copertura e per la realizzazione delle pareti che, in linea di principio, dovrà soddisfare le seguenti caratteristiche:

  • Costo e durata: le coperture da realizzarsi devono certamente poter essere costruite a costi ragionevoli poiché, nelle condizioni complessive della Villa, è doveroso cercare di completare l’intervento con i fondi disponibili. Più stringente è la questione della durata dei materiali che, quando si lavora su strutture di oltre 2000 anni, non può essere considerata accessoria; è dunque fondamentale che si ponga massima attenzione alla durabilità dell’intervento e, in misura forse ancora maggiore, all’eleganza con la quale invecchiano i materiali prescelti.
  • Facilità di manutenzione: non meno importante per la “speranza di vita” del manufatto è la facilità con cui esso può essere riparato; sono pertanto da evitare, in linea di principio, elementi diffìcilmente sostituibili e materiali di scarsa reperibilità. Di fondamentale importanza, a questo proposito, la semplicità di manutenzione della copertura proposta.
  • Impatto fisico sulle strutture esistenti: fondamentale a questo proposito è valutare i danni potenziali che possono derivare dalla contiguità fra nuova struttura e resti archeologici. Vanno presi in considerazione il peso, eventuali problemi di natura chimica (sali solubili) o fisica (porosità). Nel caso in esame, particolare importanza riveste il problema dell’impantto fisico degli appoggi: si dovrà valutare se, opportunamente trattati e rinforzati, i montanti esistenti possono essere recuperati.
  • Reversibilità: quello della reversibilità è un principio generale al quale il restauro dovrebbe cercare di attenersi. In realtà, almeno per le strutture architettoniche, occorre valutare i potenziali danni derivanti dalla rimozione degli elementi di restauro, di per sé quasi sempre passibili di demolizione e, quindi, reversibili.
  • Affidabilità strutturale: un aspetto delicatissimo sia agli effetti della struttura archeologica sottostante che della sicurezza del pubblico è, ovviamente, l’affidabilità strutturale della copertura. Nel caso in esame, oltre al peso, all’azione del vento e della neve, è necessario valutare con estrema attenzione i problemi supplementari derivanti dal rischio sismico che, come noto, caratterizza l’area in questione.
  • Vulnerabilità: particolare attenzione deve essere posta alla vulnerabilità della struttura al fuoco. In questo senso è importante valutare i danni a cui sarebbero sottoposti i resti in caso d’incendio. A questo proposito è bene non sottovalutare la vulnerabilità della copertura al vandalismo.
  • Tipo di microclima creato dalla copertura: essenziale, nello studio di una copertura, è l’attenzione alle condizioni microclimatiche che verrebbero a crearsi al di sotto della copertura stessa. Bisogna evitare assolutamente il surriscaldamento degli ambienti coperti, e l’aumento dell’umidità relativa. A questo scopo è consigliabile che non venga totalmente impedita la circolazione dell’aria, e che la copertura non induca un “effetto serra”.
  • Coerenza e chiarezza del messaggio: in linea di principio la nuova copertura non dovrebbe interferire con la leggibilità dei resti archeologici e non dovrebbe indurre equivoci o creare confusione per la comprensione della spazialità originaria.

Più in particolare si prevede che:

  • la nuova copertura debba essere totalmente opaca;
  • le chiusure parietali debbano alludere alla massa e alla geometria della struttura architettonica originaria;
  • le chiusure parietali consentano la circolazione dell’aria e lascino filtrare la luce cosi da ottenere una condizione di “penombra”;
  • le strutture portanti non si impongano alla vista ma passino il più possibile inosservate;
  • il peristilio venga completamente ripensato e che, grazie a maggiori sporti di gronda, i vetri che separano l’ambulacro dal giardino vengano rimossi;
  • sia valutata la posibilità di riportare l’acqua nella fontana del peristilio
  • venga studiata la possibilità di riproporre alcuni elementi architettnici – trabeazioni, colonne, etc…- in materiali diversi dall’originale per migliorare la leggibilità degli spazi inteni.

Ed infine, relativamente agli aspetti più generali dell’intervento, la progettazione dovrà tenere conto, ove possibile, dell’esigenza del superamento delle barriere architettoniche, nonché dell’eliminazione dei fattori di rischio ai sensi della Legge 494/1996 .

 

Il progetto dovrà essere supportato da indagini e studi necessari per i quali potranno i attivarsi collaborazioni e/o consulenze con le università ovvero con esperti nei vari settori specialistici.

 

Dovrà inoltre essere garantita una coerente correlazione con le previsioni degli interventi inseriti nel PIT 11 a cura della Provincia Reg.le di Enna.

 

Alto Commissario della Villa

 

On.le Vittorio Sgarbi