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13 marzo 2014

La Villa Romana del Casale Naturaliter

 Naturaliter

L’otium “secondo natura” nelle scene musive della Villa Romana del Casale

 

La Villa tra otium e contemplazione della natura. Nell’antica Roma l’otium era inteso come tempo libero dall’esercizio degli affari pubblici, finalizzato alla cura di quelle attività rivolte al diletto e alla ricerca di tranquillità che le ville suburbane potevano offrire. Il poeta Marziale scrive:

 

«Per un povero, o Sparso, non c’è a Roma un posto né per pensare, né per dormire. Rendono impossibile la vita al mattino i maestri di scuola, di notte i fornai, tutto il santo giorno i martelli dei fabbri. […] Stanco del fastidio, quando voglio dormire, me ne vado in campagna» (Marziale, Epigrammi, XII, 57,Trad. di G. Norcio).

 

Furono queste residenze, isolate dal frastuono dei centri di potere, a diventare meta privilegiata di aristocratici ed imperatori che trovavano rifugio, al loro interno, per dedicarsi alle pratiche meditative e sportive. Ampio risalto fu dato alla lettura o all’ascolto della musica nelle sale dedicate, al passeggio e alla discussione filosofica tra gli spaziosi corridoi del peristilio, fino all’esercizio della caccia nei boschi circostanti e alla cura del corpo nelle terme.

 

La Villa Romana del Casale riassume le caratteristiche dei luoghi adibiti alla pratica dell’otium e i suoi mosaici, svelandosi allo sguardo di chi li osserva, affrontano, in un dinamico sviluppo narrativo, i temi ad esso collegati, senza tralasciare esempi edificanti legati alla vittoria della virtus sugli istinti selvaggi della natura.

La residenza tardoantica, con la sua struttura immersa nella campagna, ritenuta locus amoenus per eccellenza, poté garantire al suo proprietario, alla famiglia dello stesso o agli ospiti che accoglieva nelle sue sale la possibilità di coltivare la quies, condizione fondamentale per le riflessioni intellettuali e filosofiche. Lo stesso lavoro nei campi, chiamato otium negotiosum, poteva essere considerato una buona fonte di serenità interiore. Alcuni autori latini riconducono la villa campestre, oltre che a centro economico per la presenza di latifondi, a dimora del proprietario e luogo adibito all’otium. A tal proposito l’oratore Plinio il Giovane spiega che nella villa di campagna:

 

«L’otium è più godibile, più vero e più intimo; la toga non si deve più indossare; nessun seccatore si aggira nei dintorni, tutto è calma e quiete; in più alla salubrità del territorio circostante vanno ad aggiungersi un cielo assai sereno ed un’aria oltremodo pura. Là sto bene nello spirito e nel corpo come non altrimenti: infatti, tempro e rinsaldo l’animo con lo studio e il corpo con la caccia» (Plinio il Giovane, Epistole, 5, 6).

 

La villa suburbana divenne anche preludio e, al contempo, diretto scenario per una conoscenza profonda della natura. Nelle Tuscolanae disputationes di Cicerone, l’otium, attraverso lo studio delle humanae litterae, viene celebrato come mezzo per conoscere «l’infinita natura, e il cielo e la terra e i mari» e per svolgere attività di contemplazione filosofica sull’esistenza di un equilibrio tra l’uomo e i fenomeni naturali, resi idilliaci e animati dalla stessa presenza divina.

 

Info. Scarica la guida e la miniguida della Villa Romana del Casale su www.villaromanadelcasale.it.

 

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