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16 marzo 2014

La sughereta di Niscemi

naturaLungo il tragitto tra Piazza Armerina e Gela, è possibile prevedere, sulla propria tabella di marcia, una sosta alla Riserva Naturale Orientata Sughereta di Niscemi, posta esattamente a nord-est, in linea d’aria, rispetto al Lago Biviere. Il senso dell’area protetta è racchiuso all’interno della seguente frase, tratta dal decreto di istituzione della Riserva: “i boschi di Niscemi rappresentano il più importante relitto di sughereta mista a lecceta esistente nella Sicilia Centrale”. Infatti, la zona boschiva prende il nome dalla presenza della sughera, una quercia sempreverde, che può raggiungere un’altezza compresa tra i 5 e i 15 metri. La Sughereta di Niscemi accoglie nel suo patrimonio naturalistico maestose querce da sughero con un diametro del tronco di circa cinque metri. Niscemi, città fondata nei primi anni del XVII secolo, ebbe modo di sfruttare questa singolare area verde, grazie alla produzione del sughero, ricavato dalla corteccia spessa e rugosa degli alberi, che divenne una risorsa economica primaria.

Un tempo la Sughereta di Niscemi faceva parte, insieme al Bosco di San Pietro di Caltagirone, di un vasto “polmone verde” ridotto, nel corso dei secoli, dalla presenza invadente dell’uomo. In particolare, il fitto e florido bosco del territorio di Niscemi fu soggetto ad una forte deforestazione durante il 1600, quando la famiglia nobile dei Branciforte, a cui si deve la fondazione di Niscemi, ottenne di popolare il feudo. In tale occasione, le coltivazioni agricole subentrarono a scapito del bosco, che perse gran parte dell’estensione originaria. Nel 1800, dismesso il sistema latifondiario, il patrimonio naturalistico di Niscemi subì ulteriori danni a causa di incendi dolosi provocati dal malcontento di alcuni contadini, a cui venne sottratta la possibilità di ottenere appezzamenti di terra.

Grazie a incisive operazioni di tutela, le istituzioni riuscirono a salvaguardare quel che restava dell’antica foresta fino al 2007, quando venne inaugurata la Riserva.

 

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