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L'arte del mosaico PDF Stampa E-mail
mosaico.jpgLa tecnica del mosaico consiste nella creazione di immagini per mezzo di tessere musive, cioè di piccole scaglie di marmo policromo o di vetro variamente colorato, della misura di circa un centimetro quadrato.
L'arte di comporre mosaici pare abbia le sue antiche origini in Oriente. Quando i mosaici furono conosciuti e usati dai Greci, vennere impiegati come decorazioni di pavimenti in sostituzione dei tappeti.
E' nella prima metà del III secolo a.C. che il mosaico è composto di pietruzze ritagliate, o tessere, e non più di scaglie natuali; e oltre alle tessere di calcare colorate, vennero inserite a formare il mosaico anche elementi in marmo, onice, smalto e argilla, pre creare tutti insieme, un tappeto riccamente intessuto e soffice all'apparenza. Nell'età ellenistica la scena maggiore, o emblema, cominciò ad assumere le caratteristiche di un quadro incorniciato.
Nei mosaici di Piazza Amerina sono stati individuati e campionati 21 tipi di pietre di colore diverso e 16 tipi di tessere di pasta vitrea e vetro anch'essa, di diverso colore.
La sostituzione di pezzetti di vetro artificiale alle pietruzze naturali, veniva come conseguenza del fiorente sviluppo dell'industria del vetro; e, benché questo materiale venisse prodotto soprattutto in Egitto, gli esempi più notevoli di pareti ricoperte completamente a mosaico vitreo che siano giunti sino ai nostri giorni, provengono da Pompei e da Ercolano.
Dal punto di vista tecnico, nel mosaico si distingueva l'opus tesselatum, mosaico composto di elementi a forma di tronco di piramide, e l'opus vermiculatum, i cui elementi erano più piccoli e irregolari, a forma appunto di "vermicelli".
La tecnica costosa ed abbastanza complessa della composizione musiva, si sviluppa nel seguente modo: prima si disegna la scena su un cartone, secondo le indicazioni del committente e, avutane l'approvazione, si copia la composizione sostituendo linee e colori con pezzettini di vetro colorato, marmo o calcare. Plinio il Vecchio e Vitruvio chiariscono che per la preparazione del piano di posa si stendevano tre strati diversi: lo statumen (conglomerato di ciottoli di grosse dimensioni), il rudus (strato aalto 25 cm, composto di tre parti di schegge di pietra e uno di calce), poi il nucleus (strato di cemento di circa 12 cm, composto di tre parti di cocciopesto e una di calce. Le tessere, infine, levigate, si inserivano in un sottile strato di intonaco. E' un lavoro lungo e molto complicato, perché esige estrema precisione; ma l'effetto è estremamente straordinario.Oggi ogni operaio impiega 6 giorni di lavoro per comporre un metro quadrato di mosaico.

tratto da:"Piazza Armerina, La Villa Romana del Casale" ed. G. Di Giovanni

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