VilleInSiciliaApprofondisci

Approfondimento sulle Ville Tardoantiche in Sicilia

I Mosaici rinvenuti presso la Villa di Geraci

Nell’ambiente orientale dello scavo (amb.6) si trovano tratti di mosaico che lasciano intuire un elaborato disegno geometrico, basato su una serie di esagoni e di losanghe affiancati, campiti con differenti motivi geometrici o vegetali, come i cubi prospettici o le corone di alloro, ritrovabili anche a Piazza.
La losanga è definita da una treccia doppia, da una cornice dentellata e da un’ulteriore fascia sfumata e racchiude un fiore geometrico quadripetalo. Questo insieme ricorda da vicino le losanghe di due stanze della villa del Casale, precisamente dell’ambiente 25, con cornice dentellata e fiore quadripetalo, e 28, con treccia e fasce a colori alterni.
È piuttosto originale il mosaico geometrico collocato in un angolo del peristilio, nel quale si combinano due motivi decorativi: il nodo di Salomone e la pelta, accostati in modo da creare delle vivaci girandole dai colori sfumati.

 

 

 

 

 

    

A7a 

Geraci. Disegno ricostruttivo del mosaico dell’ambiente 6 (tratto da E. CILIA PLATAMONE, cit.).

 

A7b 

Geraci. Particolare della decorazione musiva con nodo di Salomone combinato con motivi a pelta (tratto da E. CILIA PLATAMONE, cit.)

 

Il Mosaico con scena di caccia presso la Villa del Tellaro

In questa grande scena, a differenza di Piazza e di altri esempio nordafricani, i vari episodi non sono disposti su registri distinti, ma vengono fusi tra loro, creando un quadro unitario. Nel fluire della narrazione, si distingue solo una figura femminile isolata al centro della composizione, che è stata interpretata come la personificazione dell’Africa, luogo in cui si svolgono le operazioni raffigurate; è da notare che essa porti una V nera sulla fronte secondo uno carattere stilistico proprio delle maestranze nordafricane, ritrovabile anche nei mosaici di Piazza Armerina.

Attorno a lei, tra una folta vegetazione si animano vari episodi con cacciatori che catturano le fiere con delle gabbie o con militari che danno l’ultimo assalto a tigri e leoni. Si nota anche un grande carro trainato da buoi che trasporta le fiere catturate attraverso un torrente; ad aspettarlo, sulla sponda, si nota un gruppo di tre alti funzionari, uno dei quali dotato di bastone a fungo, che ricorda la medesima composizione ritrovabile nella “grande caccia” di Piazza Armerina.
Un altro parallelismo è individuabile nella scena di banchetto all’aria aperta che occupa tutta la fascia inferiore del mosaico: i convitati si dispongono attorno ad uno stibadium, il cuscino semicircolare, disposto attorno alla mensa rotonda in cui si distingue un volatile arrostito.

 

 

 

 

 

 

 

  A6a  

Tellaro. Scene di trasporto di animali (tratta da wikimedia.org).

 

 A6b

 

A6c 

 

Tellaro. Tre funzionari che soprintendono al trasporto degli animali catturati a confronto con il gruppo presente nel corridoio della “grande caccia” della Villa del Casale. Entrambi i personaggi centrali reggono un simile bastone a fungo, simbolo di comando (tratta da wikimedia.org). 

A6d 

 

A6e 

Tellaro. Colazione all’aria aperta attorno allo stibadium a confronto con la medesima scena presente nella sala della “piccola caccia” della Villa del Casale (tratta da wikimedia.org).

 

Il Mosaico con riscatto del corpo di Ettore presso la Villa del Tellaro

Una parte della figurazione è andata perduta, ma si possono ancora osservare i tre eroi greci Ulisse, Achille e Diomede, identificati grazie alle iscrizioni in greco che li accompagnano, davanti ai quali si dispone una bilancia: sul piatto di sinistra viene posto l’oro, mentre su quello di destra si colloca il corpo esanime di Ettore, del quale si scorgono solo le gambe unite in un rigor mortis. Nella parte lacunosa della composizione dovevano disporsi i troiani, guidati dal re Priamo, giunto da Achille per riscattare il corpo del figlio e poter compiere gli onori funebri, senza i quali l’anima di Ettore non avrebbe trovato pace. Tale composizione risulta un’iconografia unica, poiché differisce dal testo omerico, che non prevede la pesatura su una bilancia o la presenza di Ulisse e Diomede, e potrebbe invece ispirarsi ad una tragedia perduta di Eschilo.
Questo mosaico si pone in stretto dialogo con la scena di Ulisse nell’antro di Polifemo di Piazza Armerina (amb. 37). In entrambi i casi è stato scelto un episodio della tradizione omerica portatore di significati edificanti, capaci di celebrare la statura culturale e morale del proprietario della residenza.

       

A5a 

Tellaro. Tratti superstiti del mosaico con riscatto del corpo di Ettore (tratto da wikimedia.org).

 

 A5b

 

Villa del Casale. Particolare del mosaico con Ulisse nell’antro di Polifemo (DL-VdC Reg. Sic. BB. CC. IS).

 

 

Il Mosaico della Villa di Settefrati

Il tappeto musivo, datato tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, mostra una decorazione policroma basata su uno schema geometrico e quadri figurati, inserendosi nella produzione artistica di ispirazione nordafricana e mostrando una netta vicinanza con la decorazione della villa del Casale, nell’utilizzo di ghirlande d’alloro e nella presenza di xenia.
La figurazione è basata su uno schema geometrico di stelle ad otto punte attorniate da losanghe che determinano quadrati. In due degli ottagoni risultanti dalle stelle, si collocano corone di alloro che ospitano xenia di pesci, mentre in un altro superstite si nota un cesto di fichi attorniato da serpeggianti tralci di vite. Invece, nei quadrati di risulta, si trovano motivi geometrici come una grande svastica adornata di fiori o un intreccio a stuoia.
L’impaginazione riprende da vicino un mosaico presente nella villa del Casale (amb. 25) con il medesimo schema geometrico con stelle a otto punte, esagoni e quadrati, e con l’impiego delle stesse colorazioni, collocando entrambe le ville nello stile con influenze nordafricane.

 

 

       

 

 A4a

A4a) Settefrati. Ricostruzione dei tratti superstiti del mosaico geometrico (tratto da S. Vassallo, Himera : guida breve, Palermo 2004).

A4b                  

A4b) Villa del Casale. Mosaico basato sulla composizione geometrica di stelle a otto punte (DL-VdC Reg. Sic. BB. CC. IS).

 

I Mosaici della Villa di Bagnoli

La pavimentazione dell’ambiente 4 nasce da uno schema di esagoni allungati alternati a quadrati, internamente decorati da fiori geometrici; il mosaico della stanza 5 è invece più elaborato, poiché basato su una serie di cerchi formati da pelte congiunte, che creano tra loro quadrati dai lati curvilinei. Infine l’ambiente 6 riporta uno schema di squame bicolori, tipologia largamente diffusa e apprezzata nelle decorazioni musive di età imperiale.
Per la villa di Bagnoli, vista la decorazione curata, ma piuttosto modesta, si può parlare, soprattutto, di imitazione di cartoni e di modelli, piuttosto che di diretto intervento di maestranze nordafricane.

 

 

 

 

 

A3a 

A3a) Bagnoli. Ricostruzione dello schema decorativo della stanza 5 (tratto da U. SPIGO, cit.)

 

A3b 

A3b) Bagnoli. Particolare della decorazione musiva a squame bicolori nella stanza 6 (tratto da U. SPIGO, cit.)

I Mosaici della Villa di Patti Marina

Nella sala triabsidata (1) restano tracce dei mosaici con un motivo geometrico costituito da ottagoni con lati concavi, definiti da trecce a doppio capo, che creano tra essi cerchi ed ovali, secondo uno schema che si ritrova identico in un ambiente di servizio della villa del Casale (amb. 31).
A differenza del mosaico piazzese, in quello della villa di Patti gli ottagoni non sono ornati dai consueti motivi geometrici ma da figure di animali selvatici e domestici, ricordando la tradizione iconografica nordafricana con cataloghi di fiere.

 

Di fronte alla sala tricora, sul pavimento meridionale del portico (2), è presente un altro mosaico in linea con la tradizione coeva: linee continue di festoni di alloro creano riquadri al cui interno si dispone una cornice con treccia a doppio capo che ospita differenti motivi floreali.
Inoltre, all’interno del cortile del peristilio (3), restano tracce di un mosaico che ornava la villa di prima fase. Esso è molto lacunoso, ma si scorge una composizione organizzata in diversi riquadri: quello centrale mostra la figura di Bacco che regge una coppa di vino, suo principale attributo, affiancato dal piccolo Eros e ad un leopardo, mentre attorno a loro si dispongono otto pannelli in cui si collocano eroti che guidano bighe trainate da animali esotici come antilopi e leopardi.

 

 

 

 

 

 

 

 

A2a

A2a) Patti Marina. Mosaico pavimentale della sala triabsidata (tratta da R.J. A. WILSON, Sicily under the Roman Empire : the archaeology of a Roman province 36 b.C.-a.D. 535, Warminster 1990, p. 205)

A2b 

 

A2b) Villa del Casale. Mosaico pavimentale dell’ambiente 31 (DL-VdC Reg. Sic. BB. CC. IS).

 

 

Villa Marittima

La villa marittima è un’invenzione tipicamente latina, che, da semplice luogo finalizzato alla gestione delle attività produttive dei proprietari terrieri, assume forme monumentali, divenendo residenze in cui l’aristocrazia romana poteva fare sfoggio di ricchezza e di lusso. 

 

Inoltre, con l’età imperiale si verifica una marginalizzazione delle parti produttive a favore dei luoghi per il passeggio e delle sale da pranzo, mentre diminuiscono le sale di rappresentanza, fatto che sottolinea il carattere prevalentemente privato che assume la villa marittima nel corso del III-IV secolo. Per quanto riguarda l’apparato decorativo, nei mosaici, prevalgono le decorazioni con immagini di otia e di svago, oppure di azioni domestiche, come la pesca e la caccia.

 

Sono ville in cui si ricerca la calma e il riposo, in opposizione a chi deve affrontare le burrasche del mare e, simbolicamente, della vita. L’acqua, utilizzata in ninfei e piscine, continua a svolgere un ruolo importante nella vita della villa marittima, che diviene un esclusivo luogo di ritiro, invece il mare, inizialmente in stretto dialogo con le architetture, diviene uno spettacolo da osservare da lontano.

 

 

 

 

 

 

 A1a

A1a) Foto aerea del sito archeologico della villa romana Pollio Felice presso Sorrento situata su un promontorio sul mare (tratta da meravigliaitaliana.it).

 A1b

 A1b) Ricostruzione con vista frontale e a volo d’uccello della villa dell’Odeon marittimo di Silin, presso Leptis Magna in Libia. Questa tipologia di villa marittima, dotata di un ampio porticato sul fronte, è particolarmente rappresentativa e si trova raffigurata in molti affreschi e mosaici, tra cui quelli di Piazza Armerina (disegno tratto da E. Salza Prina Ricotti, Le ville marittime di Silin (Leptis Magna), in Atti della pontificia accademia romana di archeologia. Rendiconti, 43(1970-71), p. 135-163).

 

Hypocaustum

Prima del I secolo a.C. i locali termali venivano riscaldati da grandi bracieri che però comportavano diversi disagi sia sul piano della capacità di mantenere una temperatura costante senza sbalzi che su quello della possibilità di evitare d’inquinare l’ambiente con i fumi della combustione. Limiti che furono superati con l’introduzione del sistema dell’hypocaustum, un sistema indiretto di riscaldamento ottenuto mediante la canalizzazione di aria calda in intercapedini sotto il pavimento e nelle pareti. Attraverso l’accensione di un forno a legna posto lateralmente si produceva aria calda che veniva inviata nello spazio vuoto al di sotto del pavimento dell’ambiente da riscaldare.

 

Il pavimento era poggiato su una serie di pilastrini (suspensurae), generalmente realizzati con mattoni bessali quadrangolari (cm. 20×20), ma anche a disco circolare (20 cm di diametro) [IMG. 1] o ottogonale (come nelle terme di Fiesole) e sovente erano costituiti da tubi di terracotta o laterizi cavi, con fori per far passare il calore e aumentare la superficie che si poteva riscaldare [IMG. 2]. Le suspensurae erano equidistanti fra loro per favorire il passaggio del calore ed erano appoggiate a loro volta su un sottopavimento di mattoni giustapposti o di tegole sequipedali (tegulae mammatae di cm. 44×30 o 49×49) legati con malta refrattaria, per creare un’intercapedine generalmente di due piedi o più (dai 60 ai 70 cm di altezza) che isolasse il pavimento dal terreno; per le terme pubbliche l’altezza dell’intercapedine era maggiore (circa 90 cm) per permettere una pulizia più frequente dell’ipocausto.

 

I Romani sfruttarono l’idea dell’intercapedine, già conosciuta dai Greci fin dal III secolo a.C., annettendo l’anteforno (praefurnium) laterale, al di sotto dell’ambiente da riscaldare. Secondo le istruzioni del De Architectura di Vitruvio, per favorire lo scolo dell’acqua derivante dalla condensazione e garantire un miglior tiraggio e diffusione del calore verso l’alto, il sottopavimento dell’ipocausto doveva essere inclinato verso la sorgente del calore. Inoltre, per garantire una maggiore refrattarietà, era consigliato l’uso di una malta composta dalla mescola di argilla e crine per legare i mattoni, sopra i quali si metteva uno strato di argilla e uno spesso strato di cemento mescolato con mattoni frantumati (cocciopesto) [IMG. 3]. A questa soletta venivano sovrapposte le lastre di marmo e i tasselli dei mosaici, legati con un massetto, che costituivano il pavimento finale. In questo modo si otteneva un ipocausto il cui solaio aveva uno spessore (cm 30/40) tale da garantire il mantenimento della temperatura a lungo, anche quando veniva spento il prefurnio, e da essere sufficientemente impermeabile ai gas tossici della combustione.

 

Il sistema dell’hypocaustum non si riferisce necessariamente al bagno visto che la cella di riscaldamento sotterranea poteva servire per riscaldare qualsiasi stanza# [IMG. 4].

 VI_sistema-dellhypocaustum_img1

[IMG. 1]Esempi di suspensurae a base circolare o quadrangolare [FONTE: G. DE ANGELIS D’OSSAT G., Civiltà romana: tecnica costruttiva e impianti delle terme,   Roma 1943, p. 42].

 VI_sistema-dellhypocaustum_img2

 

 

[IMG. 2]Resti di tubi forati dell’hypocaustum delle terme del castrum romano di Saalburg (Germania) [FONTE: G. DE ANGELIS D’OSSAT G., Civiltà romana: tecnica costruttiva e impianti delle terme,   Roma 1943, p. 43].

 

 VI_sistema-dellhypocaustum

 

[IMG. 3]Descrizione della stratificazione del sistema dell’hypocaustum [FONTE: immagine datami da voi].

 VI_sistema-dellhypocaustum_img4

 

[IMG. 4]Resti dell’intercapedine sotto il pavimento di una Villa romana a Saldaña (Spagna) [FONTE: it.wikipedia.org/wiki/Ipocausto]